Le Pergole Torte: una storia di determinazione e coraggio

La storia di oggi parla di determinazione e coraggio, due parole-chiave che hanno guidato la rivoluzione del vino in Toscana, e soprattutto nel Chianti Classico. I protagonisti sono uomini audaci e vini incredibili: parliamo di Sergio Manetti e Giulio Gambelli, e della loro creazione più iconica, Le Pergole Torte, un rosso che ha spinto il Sangiovese oltre se stesso, per diventare una leggenda toscana e non solo.

Ma partiamo dall’inizio: siamo alla fine degli anni ’60, periodo di tumulti e proteste in tutta Italia. Il mondo del vino non è da meno: la rivoluzione dei Supertuscan è appena iniziata e sta già spazzando via molte delle certezze enologiche toscane. In questo contesto, nel 1967, Sergio Manetti, un industriale siderurgico, acquista Montevertine, nella zona di Radda in Chianti, e inizia subito a produrre vino da due ettari di vigna per i suoi amici e clienti. Nel 1971 esce il primo vino di Montevertine: un Chianti Classico, prodotto in 2000 bottiglie circa, ed è subito un grande successo.

Sergio Manetti con entusiasmo continua la sua produzione, espande pian piano la sua azienda e decide di farsi aiutare da qualcuno. Entra in scena Giulio Gambelli, probabilmente il più grande esperto di Sangiovese mai esistito. I due sono d’accordo: il vino di Montevertine deve essere prodotto solo con quell’uva, costi quel che costi, anche l’eventuale uscita dalla denominazione Chianti Classico. Detto fatto: nel 1977 esce la prima annata di Le Pergole Torte, 100% Sangiovese, un vino che va oltre la tradizione (scritta) del Chianti, pur rispettando e omaggiando quella del territorio e del suo vitigno-principe.

È l’inizio di una ferita insanabile fra il Consorzio del Chianti Classico e il duo Manetti-Gambelli: Le Pergole Torte non è visto di buon occhio e per protesta i due decidono di uscire dalla denominazione, anche con il loro Chianti Classico, che dal 1982 diventerà semplicemente Montevertine, nome che ha mantenuto fino ad oggi. Il motivo dei contrasti riguarda il disciplinare: per rispettarlo, le uve da utilizzare sono Sangiovese, certo, Canaiolo (e va bene), ma anche Malvasia e Trebbiano. Sì, proprio uve a bacca bianca. Questa era la ricetta codificata nel 1872 dal Barone Bettino Ricasoli: non c’è da stupirsi, perché il Barone l’aveva creata con quello che ai tempi c’era nei vigneti e seguendo il gusto dell’epoca. Manetti e Gambelli, piuttosto che utilizzare anche uve bianche, decidono di intraprendere una strada tutta loro.

Le Pergole Torte diventa quindi una delle tappe fondamentali della rivoluzione del vino toscano. Si inserisce in un percorso iniziato una decina d’anni prima e che a un certo punto si era ramificato in tre direzioni: da una parte i puristi del Sangiovese nel Chianti, con in testa il Vigorello di San Felice (primo Sangiovese 100% prodotto in zona, nel 1968, e anche lui figlio delle intuizioni di Gambelli), dall’altra chi utilizzava vitigni internazionali come il Cabernet Sauvignon, non solo nel Chianti ma in tutta la Toscana (Sassicaia dal ’68) e infine chi metteva insieme le due cose, come Tignanello di Antinori.

Il coraggio, l’intraprendenza e anche un po’ la testardaggine di Sergio Manetti lo portano a rimanere fedele alle sue scelte e al vitigno toscano per eccellenza: a differenza di altri, infatti, non conoscerà altre uve se non il Sangiovese, dal 1977 a oggi. Le Pergole Torte però va oltre la definizione di semplice Sangiovese: è qualcosa di diverso, che supera le consuetudini e rivela un carattere deciso e delicato, un vino che non conosce tempo.

Il successo di Le Pergole Torte diventa in pochissimo planetario: tutti parlano di quel rosso che ha osato sfidare le istituzioni e tutti lo vogliono. La strada imboccata da quei due geniacci di Sergio Manetti e Giulio Gambelli è quella giusta: negli anni aumentano gli ettari di vigneto, ma la qualità resta la stessa. È un rosso non solo da bere, ma anche da guardare: dal 1982 alcune etichette rappresentano il volto di una donna, disegnato nello stile inconfondibile dell’artista emiliano Alberto Manfredi. Questo è un altro dei colpi di genio che rappresentano ogni passaggio di questa storia: dal 1992 ogni annata ha un’etichetta diversa, rendendola ancora più preziosa.

Spesso le rivoluzioni sono un punto di partenza verso qualcosa di nuovo e inesplorato, come dimostra anche questa storia. Abbiamo parlato di due uomini che, con le loro intuizioni e la loro caparbietà, hanno cambiato direzione al vino toscano, proiettandolo in una dimensione leggendaria: ogni bottiglia di Le Pergole Torte, quindi, non contiene solo Sangiovese, ma un’idea, perseguita con determinazione e coraggio, e una rivoluzione che ha lasciato un segno indelebile nella storia del vino.

 


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